Una
dichiarazione Profitti e Perdite (P&L) è un rendiconto finanziario che
riassume i ricavi, i costi e le spese sostenute durante un determinato periodo
di tempo, di solito un trimestre fiscale o anno. Queste registrazioni
forniscono informazioni circa la capacità di un’azienda di generare profitto
aumentando le entrate, riducendo i costi
Il P&L
è definito in questo modo:
P&L = P&Lrealized +
P&Lunrealized
Cioè dato
dal totale della somma di una componente realized e di una componente
unrealized. Il primo termine (P&L realized) si riferisce al profitto/perdita
di un’azione completata, ossia per una posizione aperta e chiusa. Questo
include anche le tasse e le commissioni associate alla transazione, il secondo
invece (P&L unrealized) si riferisce al profitto/perdita corrente in una
posizione aperta. Corrisponde al profitto o alla perdita che si sarebbe
realizzata se la posizione fosse chiusa in quel momento. In termini matematici
sarebbe:
-P&lrealized = (valoresell
– valorebuy)
Dove il valoresell
indica (Sell price * X) e il valorebuy indica (Buy price * X), in cui Sell
price sarebbe il prezzo alla vendita, Buy price il prezzo all’acquisto e X la
quantità.
-P&lunrealized = (valoresell
– valorebuy)
Questa
volta considero un prezzo simbolico nel valore del sell o nel valore del buy, a
seconda del caso poiché è calcolato ancor prima che il trade venga chiuso
(quindi non si riceve né si paga ancora il profitto o la perdita).
Per una
sequenza di BUY/SELL il calcolo del P&L viene realizzato attraverso le
cosiddette strategie di matching. In una strategia di matching vengono separate
le operazioni BUY da quelle di SELL e viene semplicemente deciso in che modo
associarle (matching parziali). I diversi metodi comunemente utilizzati
coincidono con quelli utilizzati in una generica inventory valuation (valutazione
d’inventario).
Il database è uno strumento universalmente diffuso. Nel senso più comune, con database s’intende quella raccolta di dati, in relazione tra di loro, ai quali si può attingere direttamente o attraverso una o più applicazioni.
In informatica, all’interno dei sistemi informativi, nella pratica della business intelligence, per data warehouse (dall’inglese letteralmente magazzino dati, abbreviato DW) si intende in generale una collezione o aggregazione di dati strutturati, provenienti da fonti interne operazionali (DBMS) ed esterne al sistema informativo aziendale, utili ad analisi ed reporting, prima adattati tramite strumenti appositi di trasformazione dei dati di tipo ETL, e poi analizzati tramite strumenti di analisi di tipo OLAP (query multidimensionali) o data mining. Può essere visto come un grande database in sola lettura (schema on read), utile quindi ad analisi storiche, ovvero senza le usuali operazioni di CRUD tipiche dei database relazionali operazionali (schema on write).
Per chi si avvicina per la prima volta al concetto di data warehouse la sua definizione può portare a pensare che non esista molta differenza: il data warehouse potrebbe sembrare un grande database. E, in effetti, il data warehouse non è altro che un database con funzioni speciali. Tuttavia le peculiarità dei due strumenti ne definiscono meglio scopi e impieghi.
La prima differenza fra i due
sistemi di database è che uno registra, l’altro aggrega per le analisi.
Il primo obiettivo del database è quello di registrare, in tempo reale, i dati con il quale esso viene alimentato. Il data warehouse, invece, è progettato generalmente sulla base dei sistemi OLAP per compiere aggregazioni di dati a fini analitici.
La seconda differenza è che uno è
legato all’applicazione, l’altro al servizio dell’analista.
Effettuare analisi di business su un database è una soluzione che richiede di effettuare un’istantanea della situazione attuale, estrapolare i dati dal DB operativo e procedere con lo studio dei dati e la reportistica, è quindi un sistema che può funzionare su bassi livelli di attività e per analisi approssimative.
Il valore aggiunto di un data warehouse è l’elevato livello di qualità delle analisi possibili anche grazie all’integrazione con piattaforme di business intelligence e analytics. Attraverso un data warehouse le interrogazioni a fini analitici possono avvenire senza interferire con i processi di repository dei dati. Le risposte sono immediate anche su grandi volumi di dati.
La classificazione e il
confronto tra diverse strategie richiede di disporre di un indicatore della
performance che tenga conto sia del rendimento atteso sia del rischio e che
permetta sempre di confrontare fra loro due generici portafogli. Esistono
diversi indici che permettono una valutazione dei livelli di performance di una
strategia di trading.
L’Indice di
Sharpe misura il rapporto tra il maggior rendimento di un fondo
rispetto al rendimento di un prodotto finanziario senza rischio e la sua
volatilità. L’indice è tanto più elevato quanto un maggior rendimento in un
determinato periodo considerato è ottenuto con minor rischiosità.
Per esempio, due fondi che in un certo periodo rendono il
20% e il 25%: il primo rende il 20% con un andamento regolare, mentre il
secondo raggiunge il 25% attraverso forti oscillazioni. Il primo fondo, quello
che in assoluto rende meno ma ha una minor volatilità, potrebbe avere un indice
di Sharpe più favorevole.
Più alto è l’indice di Sharpe, maggiore è l’abilità del
gestore nell’ottimizzare il rapporto rendimento-rischio.
Più in dettaglio, esprime
il rendimento di un portafoglio di titoli, al netto del rendimento non
rischioso (riskfree rate), in rapporto al rischio (volatilità, deviazione
standard) del portafoglio stesso.
dove:
rp è il rendimento
del portafoglio
σp la sua deviazione
standard o volatilità
rf è il rendimento
privo di rischio.
l’indice di
Sortino spicca per la sua capacità di valutare i risultati di un
investimento rispetto al rischio “negativo” sopportato dall’investitore.
Per capire la bontà del risultato di un investimento
occorre valutarne il rendimento rispetto al rischio che si ci si è accollati.
Il rischio,
nel suo complesso, è la probabilità che un investimento non renda quanto ha
reso mediamente nel passato. Più il rischio è alto e più sarà alta la
probabilità di ottenere un risultato distante dalla media. In questo senso il
rischio può essere scomposto in una componente positiva ed una negativa; se lo
scostamento è sopra la media, avremo sostenuto un rischio “positivo” che genera
valore, se lo scostamento è sotto la media avremo sostenuto un rischio
“negativo”, perdendo valore. Mentre la deviazione standard esprime la
volatilità complessiva di un investimento, il downside risk calcola solo quella
parte di volatilità sgradita all’investitore.
L’indice di Sortino parte proprio da questa differenza
tra rischio positivo e rischio negativo ed utilizza il concetto di downside
risk. Il downside risk può essere descritto come la deviazione standard
prendendo come riferimento un rendimento obiettivo e considerando solo gli scarti
negativi dell’investimento rispetto al rendimento obiettivo. Il rendimento
obiettivo è l’altro concetto chiave dell’indice di Sortino e rappresenta
sostanzialmente un rendimento minimo individuato in base alle esigenze ed alle
aspettative dell’investitore.
Nell’indice di Sortino quindi ogni valutazione viene
fatta non in riferimento alla media o ad un generico tasso di interesse free
risk, ma utilizzando un rendimento “su misura” dell’investitore.
Matematicamente l’indice di Sortino è un rapporto. Al
numeratore troviamo la differenza tra rendimento medio dell’investimento e
rendimento obiettivo. Al denominatore troviamo il downside risk.
Calmar
ratio
Si tratta di un
importante indice statistico usato per misurare il rendimento totale in
rapporto al drawdown risk. Esso permette all’investitore di
confrontare il potenziale guadagno e la possibilità di perdita di un dato
investimento.
Calmar Ratio =
(Compounded Annual Rate of Return / Maximum Drawdown)
dove:
Maximum
Drawdown rappresenta una misura del rischio dell’investitore e può essere
pensato come la massima perdita a cui potrebbe andare incontro comprando al
livello più alto o vendendo al più basso.
Compounded Annual Rate of
Return rappresenta la media annuale del tasso di rendimento di un
investimento in un periodo di tempo maggiore di un anno. In generale, si usano
dati relativi ad un tempo prefissato (solitamente 3 anni): questo modo di
procedere permette di avere una valutazione dei trends recenti e delle
performance dei vari traders e fondi.
L’Indice di Treynor (dal
nome dell’economista che ha introdotto tale misura) è un indicatore che misura
l’extra-rendimento, rispetto al tasso risk free, realizzato da un portafoglio
(o da un fondo) per unità di rischio sistematico sopportato.
dove Rp
rappresenta il rendimento medio del portafoglio gestito, Rf rappresenta il
rendimento medio di un’attività risk free e ß il rischio sistematico del
portafoglio oggetto di valutazione.
Tale indicatore è molto simile all’indice di
Sharpe, la differenza sta nel fatto che in questo caso il rischio è misurato
dall’indicatore beta, mentre nell’altro caso il rischio è misurato dalla
deviazione standard. Il beta è un indicatore di rischio sistematico di un
portafoglio, la deviazione standard è un indicatore di rischio complessivo di
un portafoglio.
La preferenza è per le attività che presentano
un valore più elevato dell’indice di Treynor.
Ogni buon trader che aspira a crearsi un futuro di successo nell’alta
finanza deve mettere in chiaro una strategia di forex che
possa dirsi vincente, o quanto meno efficace.
Sono quattro gli stili di trading più comuni tra i quali scegliere, anche
perché è proprio da questo che parte poi un vero e proprio piano strategico
per guadagnare:
Position Trading: è caratterizzato da un periodo temporale piuttosto lungo. In questo lasso di tempo le posizioni vengono aperte e mantenute in vita per mesi o addirittura anni.
Swing Trading: in questo caso il periodo va diminuendo di durata, tanto che nello swing trading le posizioni hanno una validità che può variare da alcuni giorni a qualche settimana.
Day Trading: come dice il nome stesso (“day“), questo metodo impone al trader di aprire posizioni tese a chiudersi nell’arco della stessa giornata in cui sono state aperte.
Scalp Trading: questo stile, infine, è caratterizzato da un periodo di tempo davvero molto breve che non va oltre una manciata di minuti (esempio tipo dello scalp è dato dalle opzioni a 60 secondi).
Un’altra strategia da prendere in considerazione è quella del trading
system, ovvero un sistema automatizzato che sulla base di un algoritmo
molto complesso aiuta il trader ad effettuare le scelte giuste, e in alcuni
casi ad effettuare scelte per conto suo in perfetta autonomia. Si tratta di una
possibilità che può essere vista di buon occhio da parte di chi non ha ancora
una grande sicurezza alle proprie spalle, e soprattutto da parte di coloro i
quali non riescono a tenere a freno le proprie emozioni.
In questo caso i sistemi di trading online sono
completamente informatizzati e, proprio in virtù dell’algoritmo appena visto,
sono nelle condizioni di effettuare scelte diverse a seconda dello scenario che
gli si apre davanti. Ci sono tre metodi coi quali il trading system è solito
lavorare:
Il sistema di trading può adattare le strategie del trader nell’istante in cui lo spread tende ad allargarsi.
Il sistema di trading riesce a monitorare le medie mobili, pertanto ha la possibilità di aprire posizioni proprio nel momento in cui i prezzi sforano le cosiddette bande di normalità. Queste sono condizioni che possono verificarsi anche più volte nella stessa giornata, soprattutto quando il momento è caratterizzato vuoi per un motivo o vuoi per un altro da una elevata volatilità. Il sistema di trading riesce a misurare i livelli di supporto e di resistenza, aprendo posizioni non appena questi tetti di limite vengono rotti.
I segnali di opzioni binarie riguardano spesso sia opzioni a brevissimo
termine sia asset destinati a chiudersi un po’ più in là nel tempo, ma
indipendentemente da quelli che vengono ritenuti più affidabili è bene utilizzare
questi suggerimenti con tutta la cautela possibile: dal momento in cui la
finanza ad alto rischio si basa anche e soprattutto sulle emozioni dei mercati,
è bene ricordare che nella gran parte dei casi questi software, essendo per
l’appunto tali, non riescono a percepire la componente emozionale che influenza
il trading consigliando quindi dei movimenti che poi non si riveleranno
proficui.
Un’altra metodologia utilizzata può essere lo scalping,
uno dei metodi più noti per fare soldi con il trading. Dietro questo nome si
nasconde una tecnica il cui obiettivo è fondamentalmente uno: trarre profitto
dai lievi movimenti di prezzo e farlo grazie all’utilizzo della leva.
Un linguaggio di programmazione è un metodo di
codifica che prevede una serie di istruzioni interpretabili ed eseguibili dai
computer. I processori (CPU) dei computer sono in grado di elaborare solo
istruzioni in codice macchina, cioè codice binario composto da 0 e 1 che come
si può facilmente intuire è molto difficile da interpretare per un uomo.
Sono nati pertanto i diversi linguaggi di
programmazione con i quali si può progettare e scrivere in modo più semplice un
codice sorgente che, una volta compilato, fornisce il programma binario
effettivamente eseguibile dall’elaboratore.
Esistono molte tecniche e metodologie di
programmazione che si possono raggruppare in due macro paradigmi:
Procedurale (Procedural
Programming),
Orientata
agli Oggetti (OOP Object Oriented Programming).
Di seguito una breve overview.
Programmazione Procedurale
Questo stile di programmazione può essere ricondotto
all’utilizzo di processori un po’ vecchiotti con un approccio sequenziale
all’esecuzione dei comandi.
Con i linguaggi che prevedono una codifica
procedurale, le istruzioni vengono eseguite in serie una dopo l’altra, per la
lettura e la modifica di una memoria condivisa (memoria RAM, disco rigido) e
nella gestione delle periferiche (tastiera, monitor, stampante, ecc.).
Nei programmi procedurali le istruzioni sono
organizzate in blocchi funzionali, procedure progettate per
uno scopo specifico, anche denominate subroutine o function a
seconda del linguaggio e del ruolo all’interno del programma stesso, che
possono essere raggiunte in cascata oppure utilizzando il comando go
to da più punti del codice.
Il codice viene scritto ed eseguito dall’elaboratore
passo dopo passo dall’inizio alla fine (top-down) quindi è molto facile
da seguire soprattutto nei programmi più semplici.
Esempi di linguaggi con approccio procedurale sono: Cobol, Basic
eFortran.
Programmazione ad Oggetti
I linguaggi Object Oriented attualmente
sono i più largamente usati ed i più potenti in relazione alle architetture
hardware e software nei quali vengono utilizzati.
I programmi sono scritti come una collezione di oggetti auto-consistenti che
comunicano tra di loro.
Si basano sulle classi, cioè istanze di
oggetti software nei quali rivestono maggiore importanza i dati piuttosto che
il flusso logico.
Una classe può essere definita come un contenitore che
abbina i dati con le operazioni/azioni che possono essere eseguite su di essi.
Le caratteristiche di ciascun oggetto (classe) vengono chiamate proprietà o attributi,
mentre le azioni sono dette metodi.
Diversamente dai linguaggi precedentemente descritti,
gli OOP hanno un approccio diprogettazione bottom-up, per
prima cosa non va definita la struttura del programma generale ma vanno
progettati gli oggetti, le modalità con le quali gestiscono le proprie
informazioni e le interfacce con cui interagiscono con gli altri oggetti.
Esempi di linguaggi Object Oriented sono: C++ e Java.
Con strumento finanziario,
in economia, si intende una particolare categoria di prodotti
finanziari considerati mezzi di investimento di natura finanziaria.
La nozione di strumento
finanziario è stata introdotta, per la prima volta nell’ordinamento giuridico
italiano, dal d.lgs. 23 luglio 1996, n. 415 (Decreto Eurosim) in
sostituzione della definizione di valore mobiliare, non più adeguata
all’evolversi dei nuovi servizi di investimento. La legge prevede
un’elencazione tassativa di tipologie di prodotti finanziari che possono essere
considerate strumenti finanziari.
In particolare, secondo l’art. 1
del d.lgs 24 febbraio 1998, n. 58 sono strumenti finanziari:
Le azioni e gli altri titoli rappresentativi di capitale di rischio. Un’azione, nella finanza, è un titolo rappresentativo di una quota della proprietà di una società per azioni. Il possessore è detto azionista, mentre l’insieme delle azioni della società è detto capitale azionario. Il valore delle azioni deve essere distinto dal Capitale sociale risultante dal bilancio aziendale. L’azione può essere considerata a tutti gli effetti come una forma di investimento da parte del detentore, ed uno strumento finanziario, soggetto ad un rating di valutazione, ed in genere a capitale non garantito.
L’obbligazione (bond in inglese) in ambito finanziario è un titolo di debito emesso da società o enti pubblici che attribuisce al suo possessore, alla scadenza, il diritto al rimborso del capitale prestato all’emittente, più un interesse su tale somma. Si può considerare dunque l’obbligazione a tutti gli effetti come una forma di investimento da parte del detentore sotto forma di strumento finanziario. Un’obbligazione tipica sono ad esempio i titoli di Stato.
le quote di fondi comuni di investimento rientrano tra gli organismi di investimento collettivo del risparmio, in questa categoria troviamo chi utilizza strumenti finanziari detti “quote di fondi d’investimento” che raccogliono il denaro di risparmiatori, i quali affidano la gestione dei propri risparmi a società di gestione del risparmio (SGR). Queste ultime sono istituti di intermediazione finanziaria che hanno lo scopo di investire i capitali raccolti dai risparmiatori. Il fine è quello di creare valore, attraverso la gestione di una serie di asset, per i gestori del fondo e per i risparmiatori che vi hanno investito.
i titoli del mercato monetario;
i contratti futures, ovvero contratti a termine standardizzati per poter essere negoziati facilmente in una borsa valori.
i contratti swap: lo swap, nella finanza, appartiene alla categoria degli strumenti derivati, e consiste nello scambio di flussi di cassa tra due controparti, determinati in relazione a uno strumento o un’attività finanziaria sottostante. Va annoverato come uno dei più moderni strumenti di copertura dei rischi utilizzato prevalentemente dalle banche, dalle imprese e anche dagli enti pubblici.
i contratti a termine;
i contratti di opzione;
In finanza con il
termine opzione (o option) si intende quel particolare tipo di
contratto che conferisce al possessore il diritto, ma non l’obbligo (dunque
una possibilità da cui appunto il termine opzione), di acquistare
o vendere il titolo sul quale l’opzione stessa è iscritta, chiamato strumento
sottostante o semplicemente sottostante, ad un determinato prezzo
prestabilito (strike price o semplicemente strike) entro una
determinata data, a fronte di un premio pagato non recuperabile. Le
opzioni possono avere i più diversi sottostanti: azioni, commodity, tassi
di interesse, ecc.
La differenza fondamentale delle
opzioni rispetto agli altri strumenti derivati consiste nella
definizione dei diritti del possessore: egli non è obbligato ad
acquistare/vendere il sottostante, ma può farlo se esercitando
l’opzione ne trae un’effettiva convenienza economica. Per tale ragione sono
anche detti titoli derivati asimmetrici.
I mercati finanziari possono
essere definiti come il luogo dove avviene la contrattazione e lo scambio di strumenti finanziari. Questi possono
essere di vario tipo e ognuno di essi darà vita ad un diverso mercato. Se si acquista o si vende titoli azionari, lo scambio
avverrà in Borsa, se invece si contratteranno obbligazioni lo scambio avverrà nel
mercato obbligazionario, se ancora la compravendita riguarda valuta ti muoverai
all’interno del mercato Forex. Tutti
questi mercati hanno un denominatore comune, ossia: è sempre presente un
operatore che acquista e uno che vende. Sono diverse inoltre le caratteristiche
che accomunano i diversi mercati finanziari.
Ogni mercato ha una regolamentazione
emanata da specifici organi di controllo che disciplinano le modalità
attraverso cui devono essere effettuati gli scambi. Lo scopo della
regolamentazione è quello di fare in modo che tutte le operazioni avvengano in
modo trasparente e soprattutto in modo da tutelare il
risparmiatore. Inoltre i mercati finanziari hanno anche una
specifica regolamentazione per quanto riguarda i costi, le commissioni e le
modalità di accesso al mercato. Ogni investitore può accedere, infatti, a
numerosi mercati finanziari dislocati in ogni parte del mondo per
cui è molto importante assicurarsi che ci sia un’adeguata tutela.
Uno dei mercati finanziari
più importanti è quello di New York dove si trova la NYSE
(New York Stock Exchange), cioè la borsa valori dove ogni
giorno sono scambiati miliardi di dollari in operazioni finanziarie. Proprio su
questo punto, è bene ricordare che queste ultime presuppongono sempre
l’incontro tra la domanda e l’offerta di uno strumento finanziario.
Principali mercati finanziari
La
varietà degli strumenti finanziari ci permette, però, di restringere il campo
dei mercati finanziari ai seguenti:
mercato forex
mercato azionario
mercato delle materie prime
Il primo tipo di mercato è quello in cui gli scambi
vengono effettuati sulle valute dei diversi paesi del mondo cercando di prevedere quali si apprezzeranno e quali si deprezzeranno in modo
da ottenere un guadagno. Sono diversi i fattori che influenzano il
prezzo di una valuta come l’andamento dell’economia, i tassi ufficiali di sconto,
la finanza pubblica etc. Nel mercato azionario, invece, vengono scambiati i
titoli, le azioni appunto, delle principali aziende quotate nelle borse
valori dei diversi paesi. Il valore delle azioni dipenderà dalla
capitalizzazione dell’impresa, dalla sua solidità patrimoniale e finanziaria e
dalle sue prospettive di crescita. Nel mercato delle materie prime, infine,
vengono scambiati beni come il petrolio, l’oro, l’argento e così via.
Un analista quantitativo (o, in gergo finanziario, un quant) è una persona specializzata nell’applicazione di metodi matematici e statistici – come tecniche numeriche o quantitative – a problemi finanziari e di gestione del rischio
Il quant è una figura professionale che ha una conoscenza poliedrica in tre ambiti principali:
Il settore finanziario
La matematica avanzata/ statistica
L’informatica
Il ruolo assunto richiede la capacità di
trattare temi di ricerca finanziaria, gestione del rischio e sviluppo di
software; la figura tracciata è molto richiesta nel mercato del lavoro
soprattutto da banche, istituti di credito, governi, industrie, organizzazione
richiedenti analisi dei dati o implementazioni di linguaggio di programmazione.
Tale figura è maggiormente richiesta negli Stati Uniti e in Canada.
Gli argomenti da conoscere per ricoprire
questa carica professionale riguardano:
Laurea in fisica, matematica, statistica o ingegneria applicata
Algebra lineare e calcolo differenziale
Probabilità e statistica
Teoria del portfolio
C++, C
Matlab, SAS, R
Java, VBA, Excel, Pyton
È importante sottolineare che la
conoscenza dei linguaggi di programmazione è fondamentale per ricoprire questa
carica professionale.
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